PIETRO E LA BACCHETTA MAGICA – LA BATTERIA
Comunicato Stampa
Le Edizioni Curci presentano
PIETRO E LA BACCHETTA MAGICA – LA BATTERIA
Collana Curci Young, serie Alla scoperta degli strumenti musicali (+ 5 anni)
Pietro è insolente! Disturba gli altri durante la lezione!” Il protagonista di Pietro e la bacchetta magica (Edizioni Curci) è un bambino apparentemente “difficile”, di quelli che detestano il mondo intero e non si sa mai come prenderli. Ma proprio a lui capita di vivere un’avventura meravigliosa. Una visita in soffitta, una scoperta inaspettata e tutto cambia: perfino andare a scuola diventa fantastico! Quella di Leigh Sauerwein è una fiaba moderna che invoglia ad avvicinarsi alla musica, in questo caso ai suoni e ai ritmi della batteria.Nella seconda parte del libro, ricco di fotografie e con le coloratissime illustrazioni di Christine Destours e Aurélia Fronty, c’èuna vera e propria introduzione allo strumento, che spiega in modo semplice e chiaro come si suona la batteria, da quali parti è composta, come è diventata importante nel rock e nel jazz.
Nel CD allegato la voce recitante di Marco Golinelli interpreta la fiaba, accompagnata dalle musiche originali di Christian Lété, mentre alcune tracce audio didattiche aiutano a riconoscere i diversi tipi di suono che si possono ottenere con cassa, piatti e rullante.
Cappuccetto a colori
Cappuccetto Rosso (o Verde o Giallo o Blu) era una bambina simpatica e gentile; ma un po’ vanitosa. Abitava nel bosco, con la mamma, (che faceva la Guardia Forestale), e, per essere sempre a posto e non sporcarsi mai i capelli, aveva un sacco di mantelline, di tutti i colori.
Un giorno la mamma le disse:
- Cappuccetto Rosso (o Verde o Giallo o Blu o quello che era), porta questi panini e la torta alla nonna, dall’altra parte del percorso ginnico. Ma mi raccomando: fai la strada più lunga, e anche qualche esercizio, così arriverai dalla nonna con un buon appetito. –
- Sì, mamma. –
Rispose Cappuccetto, prendendo il cestino. Ma, siccome era piuttosto pigra, prese la strada più corta, e arrivò dalla nonna che ancora dormiva. Allora si sedette sui gradini della porta, e cominciò a regalare bricioline di pane agli uccellini che le venivano intorno. Poi arrivarono gli scoiattoli, i cerbiatti, gli orsetti, le volpine, e tutti gli altri cuccioli del bosco. Cappuccetto cominciò a spezzare i panini e la torta, aprì i vasetti di miele e marmellata e diede a tutti il loro pezzettino preferito. Ad un cero punto si sentì un gran rumore:
- GRRRRRR –
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Gatto di casa va in battaglia
Mi chiamo Briciola ed ho esattamente 2 anni e 4 mesi e mezzo. Come vedi sono un gatto. Un gran bel gatto se me lo concedi.
So di essere un bel gatto perché i miei padroni, Viola, 7 anni, Mamma e Papà, me lo dicono spesso: “Vieni qui micio-micio”,” Che bravo il nostro bel micione”, “ Ma che bel miciotto che sei” Eccetera, eccetera.
E poi lo dice anche la Signora Carla, anche se io non ricambierei il complimento. La signora Carla è amica della Mamma e quando viene prendere il thè porta sempre dei pasticcini per Viola e le fa un sacco di complimenti: “Come sei bella! Ma quanto sei cresciuta!”- Eccetera, eccetera.
La signora Carla ha un’abitudine orribile- quella di strapazzare le guance alle persone che giudica belle. Unica eccezione: il Papà. E questo soprattutto perché non si fa mai trovare quando passa la signora Carla. Quando arriva, prende una guancia di Viola tra il suo grosso pollice e l’indice, tira la pelle all’in fuori e la agita come una pazza. Con me é peggio. Non appena mi adocchia, rannicchiato sul davanzale a prendere il sole, mi solleva (spesso a testa in giù) e mi pianta in grembo. Le sue manone inanellate mi atterranno sulla testa come aeroplani e spingono pelle e pelo sopra fin sopra gli occhi. Poi, ritirando la mano, tira tutta la mia testa indietro così che mi spuntano gli occhi e le gengive, come se la mia testa fosse la pasta per la pizza. Per fortuna Viola, che é una brava bambina mi passa sempre un bignè alla fragola alla fine di questo strazio.
Dicevo, mi chiamo Briciola perché questo é il nome datomi dalla mia famiglia, da Violetta, in verità, perché Papà voleva chiamarmi “Maximus: il distruttore dei topi”. Non mi sarebbe dispiaciuto un nome così importante, ma la verità é che i topi mi fanno senso e se mi capita di vederne uno guardo subito dall’atra parte. Gli altri gatti mi chiamano Silver perché dicono che sono nato con un cucchiaio d’argento in bocca. All’inizio non capivo, dato che è un’espressione umana e nessun gatto si è mai volontariamente messo in bocca cucchiaio d’argento o di altro metallo. Poi, Fiocco di Neve mi ha spiegato che significa che sono nato fortunato perché non sono mai dovuto andare a caccia di topi e uccellini per guadagnarmi l’affetto dei padroni, perché non ho mia frugato nell’immondizia per riempirmi il pancino vuoto con degli avanzi e perché ho un posto caldo tra le braccia di una bambina (che non mi tira mai la coda) dove rifugiarmi quando piove.
Fiocco di Neve invece non é nata con un cucchiaio d’argento in bocca. E’ nata in una cascina abbandonata e la sua mamma é scomparsa dopo pochissimi giorni lasciando lei e i suoi fratellini senza latte e senza calore. Per fortuna Ma Yang, la grossa gatta a capo dei gatti del quartiere, li ha trovati e li ha allattati insieme alla sua cucciolata.
Fiocco di Neve non ha mai avuto una casa e, a volte, quando siamo soli nell’orto di sera accanto ai lamponi profumati mi dice che le piacerebbe avere una bambina come Violetta che le volesse bene. Io vorrei tanto condividere Violetta con lei. Ma Yang invece non mi parlerebbe mai, anzi, mi guarda con disdegno. Lei detesta gli esseri umani. Dice che i randagi sono i più fortunati tra i gatti perché hanno libertà illimitata e nessuno li costringe ad abbassarsi a vivere con dei cani, o a farsi tirare la coda o rientrare a casa entro la mezzanotte.
So che si riferisce a me in particolare con quel commento sulla mezzanotte perché mentre quasi tutti gli altri gatti del quartiere rimangono fuori casa le notti estive, io invece preferisco il comfort del lettino di Viola e del suo orsacchiotto di peluche.
Questa sera Ma Yang (che deriva il suo nome dalla grossa cicatrice sulla fronte procuratale dalla signora Yang del ristorante cinese quando la trovò che rubava una trota intera dalla cucina), propone una battuta di caccia a…tenetevi.. non al disgustoso topo ma addirittura al ratto!
Ficco di Neve vede che sono spaventato e avvicinandosi mi sussurra: “Non ti preoccupare. Ti starò …l’articolo continua »
La Maga Rosella
C’ erano una volta due bambini, che andavano sempre nel bosco a raccogliere le fragole; le portavano alla loro mamma e lei faceva le torte più buone del mondo. Un giorno, cammina e cammina, arrivarono in un bellissimo prato, dove crescevano delle fragole grandissime, e tutte rosa; c’ erano dei fiorellini rosa tutt’intorno, e dei cespugli di roselline selvatiche, che segnavano un sentiero, tutto coperto di pietrine rosa.
I bimbi proseguirono lungo il sentiero, che li portò fino ad una bellissima casetta rosa, con delle tendine di rose alle finestre, ed un tetto tutto coperto di rose rosa e profumate, senza spine: era la casetta della Maga Rosella, la regina di tutte le rose.
- Venite bambini ! –
Li invitò la maga, una bellissima signora con vestito lungo tutto rosa, il cappello a punta, il velo, e la bacchetta magica con una rosa sulla cima.
-Venite a giocare con me: faremo delle corone con le rose, delle collane, dei braccialetti, e persino …l’articolo continua »
Una versione di Hansel e Gretel adatta anche ai più piccini
Hansel e Gretel
Hansel e Gretel erano due bambini molto golosi : tutti i giorni andavano nel bosco, a cercare le more, e i mirtilli, e i funghetti, e le bacche … un giorno, cammina cammina, arrivarono in un posto che non avevano mai visto ; e lì, videro una casetta, ma …. che meraviglia : non era una casetta come le altre, era tutta fatta di biscotti, di cioccolato, di caramelle, e di tante cose buone.
Mangia che ti mangia, mangia che ti mangia, all’ improvviso dalla casetta uscì una brutta e vecchia strega:
- Ah, bambini cattivi ! Avete mangiato la mia casetta, ed ora io mangerò voi ! –
Gridò, e li chiuse in una gabbia. Per farli diventare più grassi e morbidi, continuava a dar loro da mangiare tante cose buone, ma i bambini, che erano furbi, le facevano toccare sempre un ossicino spolpato, così la strega pensava che fossero sempre magri. Ma un brutto giorno si arrabbiò moltissimo :
- Grassi o magri, vi mangerò lo stesso ! –
