Educare un bambino: il senso del possesso e del “è tutto mio”
“E’ mio!”
L’avete già sentita? Dopo “mamma”, “papà” e “pappa”, inizia a dire “E’ mio!”, mentre sta strappando dalle mani altrui un oggetto che non gli appartiene. Argh! ….. questa mini-frase, associata ad un tono minaccioso potrebbe “leggermente irritare” soprattutto chi pensa che dietro questa “sicurezza” si celi semplice aggressività e desiderio di ottenere tutto.
Tuttavia si tratta di una tappa obbligata dello sviluppo di un bambino (dai 18 ai 24 mesi) che è caratterizzata da:
- un primo vero distacco dalle sue figure di riferimento
- processo di identificazione del sé
- evoluzione linguistica
- presenza ancora di senso di “onnipotenza” reputando che tutto ciò che lo circonda rappresenti un prolungamento del suo essere.
La situazione si complica nel momento in cui i nostri figli iniziano a relazionarsi con i loro coetanei e a condividere diversi oggetti, come i giocattoli: in queste occasioni possono capitare scontri in cui i bimbi cercano di possedere tutti i giochi (in quanto è insita in loro ancora l’idea secondo cui tutto appartiene) creando così diverbi che possono sfociare in litigi e pianti.
Questa fase di egocentrismo si supera facendo capire ai bambini che ci sono degli oggetti che non sono loro e che devono essere restituiti al proprietario.
Un metodo utile, che mi è stato consigliato, è quello di improvvisare delle piccole scene in cui è l’adulto stesso ad appropriarsi di un oggetto del suo bimbo scatenando la sua ira; successivamente si spiega che questa risposta emozionale può esserci anche in un altro bambino nel momento in cui gli viene portato via un oggetto di sua proprietà.
Questi episodi di scontri possono diventare più intensi nel momento in cui arriva un fratellino: oltre alle premure genitoriali i due fratellini dovranno anche contendersi oggetti e spazi e non sempre è difficile creare un equilibrio in questa relazione.
Col passare del tempo il bambino, aiutato dai genitori e dagli insegnanti, assumerà la consapevolezza che non esiste un “mondo tutto suo”. E’ necessario che noi genitori trasmettiamo ai figli un modello educativo coerente e che si adatti al loro temperamento: mostrate ai figli che esiste anche lo scambio di oggetti e che quindi quando una cosa viene prestata, successivamente deve essere restituita e che inoltre esistono delle modalità ben precise per farsi prestare un qualunque oggetto: insegnargli a chiedere per cortesia (o per piacere) una cosa e ringraziare nel momento in cui l’ha ottenuta (questo gli permette di sviluppare una rappresentazione del modo in cui ci si rapporta agli altri).
Può capitare che non sempre il bambino si comporti nella maniera sperata: in questo caso una tecnica utile potrebbe essere quella di premiare un comportamento desiderato, piuttosto che punire quello indesiderato.

Sono d’accordo sul fatto che si tratti di una tappa obbligata, tuttavia a nostro figlio non abbiamo mai detto che qualcosa era suo.
Tutto quello con cui gioca, a casa nostra o a casa dei nonni, E’ DI TUTTI!
Dei cuginetti, degli amici, dei bimbi che verranno a giocare <3 …
Tutte le mamme dovrebbero adottare questa tecnica, insegnando la condivisione.
Quando usiamo i giocattoli degli amici, a casa loro, o al parco, chiediamo il permesso, e facciamo un po' per uno <3